Grande professione di fede da una parte e l’assenza della fede dall’altra. Se Pietro ci rappresenta nel cammino di fede, queste due realtà, così palesemente evidenti nella vita del Primo degli apostoli, sono presenti anche nel nostro. Momenti di grande euforia in cui la professione di fede sembra la cosa più semplice e normale che ci sia salvo poi lasciar spazio ai momenti in cui c’è solo il buio e l’assenza della fede.
Avevamo lasciato Pietro a Cesarea di Filippo dove, dopo la grande professione, si sentiva chiamato Beato da Gesù. Oggi ritroviamo questo apostolo che si mette fra Gesù e il suo destino e si sente chiamato dal Signore, Satana. A pensarci bene il cammino di ciascun discepolo è un cammino tra questi due poli: essere beati ed essere satana. Bisogna fare di tutto per allontanarsi dall’essere satana ed avvicinarsi all’essere beato. Perché Pietro passa dalla beatitudine all’essere chiamato satana? Perché passa dalla fede in Gesù alla mancanza di fede. Il tentativo di Pietro, di fronte all’annuncio della passione da parte di Gesù, è di creare una salvezza a modo suo e non secondo il piano di Dio.
Ecco allora l’invito di Gesù di mettersi dietro a lui. Camminare sulle orme del Maestro darà a Pietro la forza di andare avanti nel suo cammino di fede. La fedeltà agli insegnamenti del Maestro sarà la via che porterà alla beatitudine della salvezza. E questa fedeltà si dimostra anche nell’accettare la croce e le sofferenze per il Maestro. Non si va alla gloria della risurrezione se non attraverso la croce.
Un grande esempio dell’accettazione della sofferenza per portare avanti il progetto di Dio ce lo fa vedere il profeta Geremia nella prima lettura. Il profeta era diventato oggetto di derisione, la parola del Signore era diventata causa di vergogna per lui. Soffre talmente tanto che decide di non parlare in nome di Dio. Ma sente la parola come un fuoco imprigionato nelle sue ossa e non può non parlare nel nome di Dio. La bellezza di questa parola è notevole. Geremia si lascia sedurre dalla Parola di Dio e quindi porta avanti il progetto di salvezza che Dio ha per il suo popolo. E’ proprio un mettersi dietro e seguire la Parola. Le sofferenze non lo fermano, ma diventano ancora di più motivo d’orgoglio per il profeta.
Pensare secondo Dio e non secondo gli uomini è chiaramente il messaggio che ci viene dalla parola di Dio. La saldezza nella fede diventa fattibile per noi se riusciamo a metterci dietro a Gesù e seguirlo. Prendere la croce ogni giorno diventerà possibile se seguiamo Colui che ha portato per primo la croce e ci ha preceduto. Guardiamo a Pietro e a Geremia: ci insegnano tante cose. Nessuno dei due va scartato perché ci assomigliano molto. La tentazione di lasciar perdere ci può essere, ma il tentativo di rimanere fedeli sarà l’impegno quotidiano da portare avanti. Anche quando ci sono momenti bui in cui vacillerà la fede, l’invito di seguire il Maestro deve risuonare nel nostro cuore.
Chiediamo che il Signore ci aiuti con la sua misericordia, ci illumini con la luce del Suo Spirito perché possiamo seguire il nostro Maestro tutti i giorni della nostra vita.
Buona domenica a tutti!
Chi dite che io sia? Una domanda seria rivolta a noi oggi come ai discepoli allora e che meriterebbe una risposta seria da parte di ciascuno di noi. Non solo, bisogna ricordarsi che dalla risposta a questa domanda dipenderà il cammino della nostra fede.
Il brano del Vangelo di oggi è un grande inno alla fede di una donna pagana. Ci fa capire come la salvezza portata da Gesù abbraccia tutto l’universo e non esclude nessuno dall’abbraccio della sua misericordia. Ci dice che noi siamo chiamati a perseverare nella nostra fede anche quando dobbiamo aspettare con pazienza i tempi di Dio e non dettare tempi al Signore.
Un grido: Signore, salvami. Una professione di fede: Tu sei davvero Figlio di Dio. In mezzo una mano tesa e un rimprovero: uomo di poca fede, perché hai dubitato? Questo è lo scenario del Vangelo di oggi. Una preghiera da rivolgere al Signore professandolo come Figlio di Dio e cercando di superare la poca fede nel cammino della nostra vita di ogni giorno. Chiediamo che il Signore ci aiuti.
Ascoltatelo, dice la voce del Padre a ciascuno di noi oggi. Abbiamo appena ascoltato la Sua parola, ma abbiamo bisogno che entri nel profondo del cuore e ci trasformi. Perciò chiediamo l’aiuto dello Spirito Santo perché ci assista sempre.
Tre piccole parabole: tutte e tre iniziano in modo identico, “il regno dei cieli è simile a…”. C’è una domanda finale, a conclusione delle tre parabole: avete compreso tutte queste cose? Così si conclude il capitolo 13 di Matteo: il discorso delle parabole. Queste tre parabole sono esclusive all’evangelista Matteo. Il protagonista assoluto del brano è il Regno. Modi diversi per trovarlo, ma in ogni caso suscita gioia e stupore e proprio questa gioia diventa motivo di rinuncia per conquistarlo. Il tesoro nascosto, la perla preziosa e la rete ci parlano oggi di come si manifesta il Regno di Dio per noi e ci invita a guardare dentro di noi per capire se anche noi siamo in qualche modo protagonisti di questo Regno.
Dopo averci parlato dei terreni diversi che accolgono il seme della Parola, Gesù ci invita oggi a purificare i nostri sguardi nei confronti degli altri che camminano insieme con noi. È vero che abbiamo delle difficoltà nei nostri sguardi, ma è proprio una questione di sguardi il nostro cammino di fede.
Il seminatore che esce fuori per seminare domina la scena della parola di Dio di oggi e ci colpisce anche l’efficacia di questa parola che esce dalla bocca di Dio di cui ci parla la prima lettura e ci incuriosiscono i vari terreni dove il seme della parola cade. Ringraziamo il Signore per il dono della Sua Parola.
Venite a me e imparate da me: questo è l’invito che Gesù rivolge a ciascuno di noi oggi attraverso la sua parola. Siamo chiamati a stare alla scuola di Gesù e imparare da lui ciò che ci serve per affrontare il cammino quotidiano della vita. Siccome ciascuno di noi può sentirsi stanco ed oppresso in vari momenti della propria vita, questo invito è da custodire come un tesoro e chiediamo che il Signore ci doni sempre la sua parola.
Prendere la croce e seguire, accogliere il discepolo: possiamo sintetizzare in questi due termini il messaggio del Vangelo di oggi. Per seguire Cristo bisogna prendere la croce e nella missione dell’evangelizzazione l’accoglienza ha un posto fondamentale.