Amare, osservare i comandamenti: sono le fondamenta su cui si basa tutta la Parola di Dio di oggi e questo ci dice come il nostro cammino come discepoli del Signore dipenda dalle scelte che noi facciamo in questi due ambiti.
All’apparenza sembrano due cose che non andrebbero mai d’accordo e chissà quante volte abbiamo sentito anche noi oppure l’abbiamo detto anche noi: non si può comandare al cuore. Nasconde in qualche modo una ribellione contro ogni specie di limite o freno che si può avere durante un cammino. Quando si parla dei comandamenti, si pensa subito all’imposizione, all’ordine e evoca obbedienza, sottomissione ecc. insomma tutte cose che non vorremo mai nella nostra vita. Eppure oggi Gesù ci dice: Se mi amate, osserverete i miei comandamenti. Si tratta allora di capire come mettere d’accordo cuore e regole, passione e limiti, tenerezza e ordini.
Diventa importante qui la presenza di una persona, di uno Spirito che è chiamato il Paraclito. Il termine Paraclito veniva tradotto come consolatore, ma adesso gli studiosi preferiscono lasciare il termine così come è e che significa chiamato presso qualcuno. Attenzione dunque. Lo Spirito Santo è vicino a noi perché Gesù, dopo la sua risurrezione ha chiamato vicino a noi lo Spirito del Padre perché rimanga accanto a noi e ci guidi sui sentieri della nostra vita. Io pregherò il Padre ed egli vi darà lo Spirito: dice Gesù. Lo Spirito Santo è, quindi, il dono più grande che Gesù fa ai suoi discepoli dopo la sua risurrezione.
E’ la presenza dello Spirito che ci darà la sicurezza del cammino e ci insegnerà ogni cosa. Vivere i comandamenti nell’amore e non nell’imposizione sarà possibile solo se avremo in noi lo Spirito del Padre e saremo docili alle sue azioni in noi. Ecco perché Gesù ci manda questo Spirito che sta accanto a noi sempre e ci rende capaci di osservare i suoi comandamenti.
C’è un contrasto di cui Gesù parla nel Vangelo di oggi: mondo e discepoli. Il mondo non vede e non riceve lo Spirito, ma i discepoli sì. Il mondo non vedrà più il Signore, ma i discepoli sì. Bisogna cercare di capire da che parte siamo: stiamo dalla parte del mondo che rifiuta l’amore del Signore e non è docile all’azione dello Spirito oppure scegliamo lo Spirito che sta accanto a noi e cammina con noi sui sentieri della vita.
Sappiamo che la scelta non è facile anche perché dire di amare Gesù vuol dire accettare il suo esempio di amore nella nostra vita. E’ uno che dona la propria vita per il suo gregge, è colui che diventa obbediente al Padre fino alla morte in croce, è colui che si china ai piedi dell’altro per lavarli e lasciare l’esempio di umiltà per tutti coloro che l’accolgono. Ecco perché bisogna amarlo prima di tutto. Non ci stancheremo mai di ripetere che la nostra fede è accogliere una persona e non qualche idea. Una volta che siamo sicuri di aver accolto la persona di Cristo nel nostro cammino, il nostro amore per lui si manifesta nei gesti concreti della vita quotidiana, nell’osservanza di tutto ciò che ci ha detto.
Invochiamo ogni giorno della nostra vita l’aiuto dello Spirito che ci guidi e ci insegni ogni cosa, illumini il nostro cuore e la mente per accogliere la Sua parola e metterla in pratica. Ringraziamo Gesù per
questo grande dono e chiediamo che il Padre ci sostenga sempre con la sua misericordia.
Buona domenica a tutti!
P. Sabu

Quanto un granello di senape: è la misura di fede che il Signore chiede a noi. La parola di Dio ci interroga e ci invita a pensare alla fede che ognuno di noi ha. Forse la prima cosa da fare di fronte a questa parola è proprio quella di chiedere al Signore, come hanno fatto i suoi discepoli, di aumentare la nostra fede.
Il profeta è sempre stato un segno di fronte agli uomini. Un uomo che parla in nome di Dio ma che subisce sulla propria pelle le conseguenze di essere la voce di Dio per gli uomini. La prima lettura ci presenta questa realtà del profeta Geremia che viene gettato nella cisterna perché qualcuno non digeriva le sue parole che in fondo non erano sue ma di Dio e di conseguenza, rifiutando le parole del profeta avevano rifiutato Dio stesso.
Celebriamo oggi la solennità della Santissima Trinità e il desiderio che questa celebrazione deve suscitare in noi potrebbe essere quello di conoscere ed amare sempre di più il nostro Dio e di chiedere per ciascuno di noi la grazia di testimoniare la nostra fede nel mondo di oggi.
C’è un episodio nella Bibbia, raccontata nel libro della Genesi, che è in netto contrasto con la festa di oggi: la torre di Babele. Diventa segno della discordia e divisione tra gli uomini e causa della loro dispersione. Penso che la solennità di oggi ci ricorda invece che nello Spirito del Signore siamo chiamati all’unità e non alla disgregazione, alla comunione di amore e non alla divisione e all’odio. Mi sembra che il nostro sguardo deve cadere oggi sulla gioia che ci offre questo Spirito e ringraziare il Signore perché ce lo manda come il nostro accompagnatore e consolatore.
Sabato prossimo 14 maggio ore 21:00 in chiesa celebreremo insieme la Veglia di Pentecoste, compimento del cammino pasquale.
