Incontro del Cammino Sinodale

INCONTRO DEL CAMMINO SINODALE
DELLA PARROCCHIA DI SAN BERNARDO ABATE, A DONORATICO
NEL SALONE PARROCCHIALE ALLE ORE 18.30
GIOVEDÌ, 21 APRILE 2022
GIOVEDÌ, 28 APRILE 2022

V° DOMENICA DI QUARESIMA

resurrection_de_lazarreL’Evangelista Giovanni chiama i miracoli segni e ci invita a riflettere sul profondo significato di questi segni e colui che ne è l’autore. Inevitabilmente la nostra attenzione e riflessione devono cadere sulla persona di Gesù Cristo che deve diventare il punto di riferimento per il nostro cammino. La risurrezione di Lazzaro è l’ultimo di questi segni che Gesù compie prima di affrontare la sua passione e crocifissione.

Forse non bisognerebbe parlare della risurrezione di Lazzaro ma di rianimazione dato che dovrà morire di nuovo. Chi risorge invece vive per sempre e chissà se quel ritornare alla vita sia stato un bene per Lazzaro che è dovuto morire due volte. Evidentemente l’attenzione non è sul fatto della risurrezione di Lazzaro, ma su colui che è risurrezione e vita. Lazzaro casomai diventa appunto un segno che indirizza la nostra attenzione su colui che ci può dare la vita eterna. Il segno comunque è molto bello perché ci fa capire ancora una volta la tenerezza di Dio per gli uomini e la pazienza e delicatezza con cui Dio entra nella storia di ciascuno di noi.

Gesù aspetta prima di andare da Lazzaro e le sue sorelle e dice ai suoi discepoli che l’incontro con Lazzaro sarà per la gloria di Dio. Prende un rimprovero da Marta, ripetuto poi da Maria: Signore se tu fossi stato qui mio fratello non sarebbe morto. Quante volte anche nel nostro vivere quotidiano questo grido: fossi stato qui. Perché aspetti Signore, perché non intervieni, perché non dai la soluzione subito? Domande che cercano di dettare i tempi a Dio e che non vogliono tener conto del tempo di Dio. Un grido molto familiare perché fa parte di ciascuno di noi. Un grido che in qualche modo denuncia la nostra incapacità di aver fiducia in Dio.

Ecco allora la domanda di Dio per noi: CREDI? Mette a nudo tutta la nostra fragilità, tutta la fatica nel cammino quotidiano, tutte le soluzioni umane che cerchiamo mettendo da parte Dio. Continua a domandarci se gli crediamo seriamente oppure il nostro avvicinarsi a Dio è solo per un tornaconto. In che cosa o meglio in chi bisogna credere? Bisogna credere in colui che è la Vita.

Marta crede di saperne abbastanza quando dice che il suo fratello risorgerà nell’ultimo giorno. Ma Gesù vuole aprire il suo cuore e farle capire che colui che crede in Lui è già risorto, vive la vita nuova in Dio e non morirà più. Siamo chiamati a questa vita, una vita che è partecipazione alla Vita. Passo dopo passo fa arrivare Marta alla grande professione di fede in Lui.

Ma questa bella notizia deve essere portata agli altri. Quel “il maestro ti chiama” che Marta rivolge alla sorella è la missione di tutti noi. Anche noi siamo chiamati a portare verso Gesù quelli attorno a noi. La gioia dell’incontro col Signore non è da tenere per sé, ma da condividere con gli altri.

Dovremo tener presente un’altra cosa. Sia Marta che Maria incontrano Gesù fuori dalla loro casa. Le sorelle stavano piangendo il loro fratello morto, ma bisogna uscire dalla casa del lutto per incontrarsi con il Signore. Che casa abbiamo noi o meglio, che casa siamo? Siamo una casa di lutto e continuiamo a piangere oppure abbiamo la forza di abbandonare questa casa di lutto ed andare incontro al Signore? Il nostro cuore è una casa di lutto? Dovunque siamo facciamo diventare quell’ambiente una casa di lutto oppure traspare dai nostri atteggiamenti la gioia dell’incontro con Dio che ha cambiato la nostra vita?

Dio, con la sua misericordia, ci fa risorgere dai nostri peccati. Non siamo chiamati a rimanere nelle tombe, ma a venirne fuori. Siamo forse anche noi bendati da tante debolezze e peccati della nostra vita. Niente paura, la bontà di Dio supera tutte le nostre mancanze. Usciamo dalle nostre case di lutto e andiamo incontro al Signore. Chiediamo che il Signore ci illumini sempre con la luce del Suo Spirito.

Buona domenica a tutti!
P. Sabu

II° DOMENICA DI QUARESIMA

trasfigurareQuesta domenica è la domenica della trasfigurazione del Signore che ci ricorda la realtà alla quale ciascuno di noi è chiamato: la gloria della risurrezione. Ci invita, inoltre, a riflettere sul fatto che questa gloria è l’ultima parola e non la passione o la morte. Quindi siamo chiamati ad avere lo sguardo verso colui che oggi si manifesta ai suoi discepoli nella sua gloria e chiedergli di donarci la grazia di ricordarci che anche noi avremo il nostro momento di gloria se saremo capaci di perseverare con lui nella sofferenza della nostra vita.

La grande catechesi che Gesù offre ai suoi discepoli con la sua vita ha tre punti fondamentali: il battesimo, la trasfigurazione e la crocifissione. Al momento del suo battesimo i cieli furono aperti e il Padre aveva detto: questo è il mio figlio prediletto in cui ho posto il mio compiacimento. Era un momento solenne dell’investitura del figlio dove veniva manifestato al mondo la sua missione. Ora, al momento della trasfigurazione viene aggiunto l’imperativo: ascoltatelo. Sul Calvario, al momento della crocifissione, il Figlio dirà:tutto è compiuto e sarà il momento in cui, nell’apparente sconfitta, trionferà e attirerà tutti a sé.

Il discepolo è chiamato a seguire il Maestro nella propria vita e nel nostro caso non è semplicemente un invito a seguire una filosofia o una ideologia, ma seguire una persona e questa persona è la persona di Gesù Cristo. Il cammino quaresimale acquista significato quando noi entriamo in quest’ottica del cammino. Dopo averlo seguito nel deserto delle tentazioni la domenica scorsa, oggi siamo invitati a salire con lui sul monte della trasfigurazione ed ascoltarlo in ciò che ci dice.

Il monte, per la cultura biblica, è un luogo privilegiato dell’incontro con Dio. I due personaggi, Mosè ed Elia, avevano avuto a che fare con i monti nella loro missione. Pensate al monte Sinai per Mosè e il monte Carmelo per Elia. Dio si è manifestato in modi meravigliosi a loro sul monte e ora sono chiamati a rendere testimonianza, sempre sul monte, a colui che è venuto a portare a compimento la legge e i profeti di cui loro sono i rappresentanti.

E al centro dell’evento della trasfigurazione c’è l’amore di Gesù per i suoi discepoli, la sua tenerezza e la sua considerazione per loro. Infatti questa manifestazione non è per Gesù un’occasione per farsi vedere grande, ma per confermare che i discepoli non devono scandalizzarsi di fronte alla croce. Loro che si scandalizzano di fronte alla predicazione della passione e della crocifissione, devono ricordarsi dell’evento della trasfigurazione per non rifiutare il Maestro. E nonostante le difficoltà, con l’aiuto dello Spirito, daranno testimonianza alla loro fede nel Maestro.

Di fronte alla gloria di Gesù, i discepoli rimangono impauriti. Ma Gesù stesso li tocca dicendo: non temere. La manifestazione di Dio suscita sempre timore nell’uomo, ma Dio non vuole che l’uomo rimanga nella paura: offre sempre il suo aiuto e lo guarisce con il suo tocco e lo rende sicuro nel suo cammino. Pensate alle tante occasioni in cui Gesù guarisce i malati toccandoli. Anche qui in qualche modo avviene una guarigione ed una conversione per i discepoli. E servirà ai discepoli per essere forti nel momento della prova.

Anche noi siamo chiamati a vivere questa trasfigurazione nella nostra vita. Siamo chiamati a salire sul monte. Ogni volta che celebriamo l’Eucaristia, Gesù si manifesta a noi nella sua gloria e ci invita ad
accoglierlo per essere forti nei momenti di prova. Bisogna cercare di vivere con più consapevolezza questo sacramento e chiedere che il Signore ci rafforzi nel nostro cammino di vita. Dio ci è vicino sempre, siamo noi che qualche volta ci allontaniamo da lui con il nostro modo di comportarci. Bisogna far crescere in noi il desiderio di averlo come punto di riferimento sicuro e fisso.

Possiamo sperimentare anche noi la paura di discepoli, ma il Maestro ci tocca con il suo amore, ci rincuora e ci dice di non temere, ci invita ad avere fiducia in lui. Rinnoviamo i nostri impegni quaresimali e chiediamo che lui, con l’aiuto del suo Spirito ci accompagni e ci rinnovi continuamente.

Buona domenica a tutti!
P. Sabu

IV° DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Beati, Beati, Beati. Un grido di gioia di Gesù che sembra non conoscere confini e siamo contenti ad ascoltarlo. Ma chi sono questi beati? I poveri, gli afflitti, i miti, i misericordiosi, quelli che hanno fame e sete della giustizia? Signore, non scherziamo! Ma come fanno ad essere beati queste persone, non hanno nulla e non sono nulla, né potere, né soldi né null’altro. Potrebbe trattarsi di un’esclamazione molto affrettata? Hai valutato bene le parole? Eppure sei tu che parli, la Parola di Dio fatta carne, come puoi sbagliare? E allora mi metto in ascolto e chiedo che il tuo Spirito mi assista.

Sale sul monte, Gesù. Per la cultura semitica, il monte è luogo d’incontro con Dio: pensate all’esperienza di Mosè, del profeta Elia! Sul monte approfondiscono il loro rapporto con Dio. Gesù lascia la pianura e questo ci dice che sta per succedere qualcosa di importante. Lascia la normalità per dirci di prestare attenzione a quanto dirà. Sale sul monte come Mosè che ha avuto da Dio la legge. Sarà Gesù che compie in sé tutte le leggi e i profeti.

I discepoli si avvicinano a Gesù e sono attorno a lui, ma c’è anche la folla che lo ascolta e questa folla che vediamo all’inizio del discorso della montagna al capitolo 5 concluderà con il loro stupore tutto il discorso alla fine del capitolo 7. Lo ascoltano con stupore proprio perché insegnava come uno che ha autorità. Gesù inizia il suo discorso e tutti attenti ad ascoltarlo.

Le parole di Gesù non sono legge, ma Vangelo cioè buona notizia ed è con questo stupore che dobbiamo ascoltare queste parole. Non solo, al centro del discorso delle beatitudini c’è la sua persona. Gesù è colui che ha vissuto in modo pieno le beatitudini e in lui crocifisso e risorto si compiono tutte. La prima parte di tutte le beatitudini, poveri, afflitti, operatori di pace, miti ecc. trovano il loro compimento in Gesù crocifisso e la seconda parte di tutte le beatitudini, di essi il regno di Dio, saranno consolati, saranno chiamati figli di Dio ecc. trovano il loro compimento in Gesù risorto.

Quindi, le beatitudini non sono delle leggi morali che Gesù ha lasciato ai suoi discepoli, ma sono un invito ad accogliere la persona di Gesù Cristo nella nostra vita e misurare e confrontare la nostra vita con lui. Ecco allora le beatitudini non ci spaventano più, ma ci ricordano di vivere quotidianamente il nostro battesimo. Infatti le beatitudini sono considerate anche come una catechesi battesimale per il discepolo.

Come veri discepoli del Signore anche noi siamo chiamati a vivere le beatitudini nella nostra vita senza paura e con entusiasmo. Saranno sempre un punto interrogativo sul nostro cammino, continueranno a scandalizzarci perché fanno violenza al nostro modo di agire e di pensare, ma va bene perché non siamo noi al centro, ma Gesù. Quando la strada si fa dura abbiamo il Cristo, crocifisso e risorto a cui guardare ed essere consolati ed incoraggiati.

Chiediamo che ci aiuti la grazia del Padre e la luce dello Spirito ci guidi.

Buona domenica a tutti!

P. Sabu

XXXI° DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

gesu_zaccheoUn uomo piccolo che voleva ma non poteva vedere Gesù stando in mezzo alla folla, ma il vero impedimento sicuramente non era la sua statura o comunque non quella materiale. Era un uomo ricco e capo dei pubblicani. I pubblicani venivano considerati peccatori pubblici e il popolo d’Israele si guardava bene di non immischiarsi con loro e li teneva a debita distanza. La ricchezza, per la logica del Vangelo, poteva essere un impedimento per far parte del Regno dei cieli. La nota positiva? Il suo desiderio di vedere Gesù. Forse ne aveva sentito parlare, forse dentro di sé si sentiva inquieto e comunque questo suo desiderio lo premia.

Zaccheo  cerca di superare i suoi limiti per vedere Gesù: corre e sale sull’albero di sicomoro. Dice Sant’Ambrogio: “Zaccheo sull’albero è il frutto nuovo della nuova stagione”. Un frutto che è opera di Dio conseguenza dell’accoglienza della salvezza portata da Cristo.

Anche quando sale sull’albero forse non pensa ancora di incontrarsi con Gesù: voleva solo vederlo. Il sicomoro è un albero con le foglie molto fitte per cui Zaccheo poteva nascondersi senza farsi vedere né da Gesù né dagli altri. Anche perché questo uomo, noto per la società, nascosto dietro le foglie del sicomoro avrebbe creato scena ridicola. Ma dove l’uomo vede il male, Dio vede il positivo e non nega il suo perdono a nessuno.

Ecco Gesù che si ferma sotto l’albero e dice a Zaccheo di scendere subito perché doveva fermarsi a casa sua. Uno che voleva solamente vedere Gesù ha addirittura la possibilità di averlo come ospite. Qui inizia il cammino di conversione di Zaccheo: il fatto che Dio non aspetti la conversione del peccatore per perdonarlo è una logica che scombussola le nostre valutazioni sulle persone. L’azione di Dio precede l’azione umana e anche per Zaccheo il perdono precede la conversione.

Ma come conseguenza del perdono c’è la conversione: la decisione di dare la metà dei suoi averi ai poveri e di dare quattro volte tanto a quelli che aveva frodato è il segno che Zaccheo aveva capito la lezione. Se prima pensava al guadagno personale ed egoistico, ora l’attenzione è puntata sulla giustizia e sulla condivisione. E’ sempre una conseguenza dell’accoglienza del perdono di Dio.

Questo racconto ci insegna che per Dio non esistono casi perduti: se l’uomo giudica altri uomini come peccatori, agli occhi di Dio sono sempre persone umane che hanno possibilità di conversione. Quindi l’invito è a non disperarsi mai: abbiamo un Dio che ci perdona ancor prima che noi produciamo frutti di conversione nella nostra vita e forse anche il nostro desiderio di conversione è opera sua.

Bisogna coltivare sempre il desiderio di incontrarci con Dio e fare di tutto per superare i limiti che impediscono questo incontro. Cerchiamo di essere fiduciosi perché il nostro non è un Dio che si scandalizza di fronte ai nostri peccati, ma ci precede sempre con il suo perdono. Che Zaccheo diventi un modello di cammino per ciascuno di noi e che la grazia del Signore ci faccia capire che l’amore di Dio che perdona ci darà nuove forze per il nostro cammino e ci illuminerà la strada con la luce del suo spirito.

Buona domenica a tutti!

P. Sabu