BATTESIMO DEL SIGNORE

battesimo-di-gesuCon la festa del battesimo del Signore si conclude il tempo di Natale che ci ha fatto vivere molti momenti che hanno riempito il nostro cuore di gioia e pace e ci ha invitati ad essere messaggeri di pace per il mondo di oggi sotto il materno manto di Maria, nostra madre. Oggi, la parola di Dio ci invita ad essere coscienti del nostro battesimo e di vivere in maniera degna del battesimo ricevuto.

Il Battista predicava un battesimo di conversione e sulle rive del Giordano battezzava tutti coloro che venivano da lui pentiti dei loro peccati. Ovviamente Gesù non aveva bisogno del pentimento né della conversione e infatti in un primo momento il Battista rifiuta Gesù dicendo: sono io che ho bisogno di essere battezzato da te e tu vieni da me? Sono parole che riconoscono la grandezza di colui che gli sta davanti, colui che è venuto a togliere il peccato del mondo e a portare la salvezza per tutta l’umanità. Di fronte alla determinazione di Gesù, conviene che adempiamo ogni giustizia, il Battista lo lascia fare e lo battezza.

Con il suo battesimo, Gesù santifica il Giordano dove vengono battezzati in tanti e la sua presenza diventa una testimonianza per Giovanni. Diventa un’occasione per Dio Padre per manifestare la sua compiacenza nel Figlio e la discesa dello Spirito sotto forma di una colomba diventa un sostegno per la vita pubblica di Gesù.

Proprio questo fatto ci deve illuminare: all’inizio della vita pubblica di Gesù c’è il suo battesimo. E all’inizio della nostra “vita pubblica”, c’è anche il nostro battesimo. Per noi la vita pubblica è il nostro cammino di fede e la testimonianza che siamo chiamati a dare di fronte al mondo di oggi. Quando siamo stati battezzati, si sono aperti i cieli e il Padre ha detto di ciascuno di noi: “questo è il figlio mio, l’amato”. Pensate come sarebbe  bello ritornare a rivivere il nostro battesimo per renderci conto di questo amore che Dio ha messo nei nostri cuori e la predilezione che ha avuto per ciascuno di noi. E’ vero che magari abbiamo avuto difficoltà a vivere sempre all’altezza di quella dignità, ma il Padre continua a ripetere queste parole ancor oggi di ciascuno di noi.

Il momento della festa del battesimo di Gesù, quindi, è un momento per vivere le promesse battesimali di ciascuno di noi. E’ un momento che ci invita a renderci sempre più coscienti e consapevoli della dignità che il Padre ci ha trasmesso attraverso il nostro battesimo. La veste bianca che abbiamo ricevuto non è forse più candida come prima, magari ha delle macchie. La candelina accesa e portata vicino a noi forse non brilla più. Le unzioni che abbiamo ricevuto molto probabilmente hanno perso lo smalto. Ma non importa: il nostro Padre non vuole figli che non sbagliano mai. Vuole che i suoi figli siano con lui e quando si sbagliano, riconoscendo i loro errori, facciano sempre ritorno a casa sua.

Chiediamo che il Padre celeste ci doni la forza di testimoniare questo grande amore per noi tutti i giorni della nostra vita. Ci faccia capire la dignità cristiana ricevuta nel battesimo e ci doni il Suo Spirito per vivere sempre all’altezza di questa dignità.

Buona domenica a tutti!

P. Sabu

II° DOMENICA DI AVVENTO

battistaUno dei personaggi che ci accompagnano nel nostro cammino verso il Natale del Signore è Giovanni  Battista. Questa domenica e la prossima saremo in compagnia di lui per prepararci ancora meglio alla venuta del Figlio di Dio.
Giovanni predica nel deserto: sembra un’affermazione con un senso quasi negativo perché per noi oggi predicare nel deserto significherebbe dire qualcosa senza avere qualcuno che ci ascolti. Per la cultura biblica, invece, il deserto è un luogo dove, lontano dal rumore del mondo, si ascolta la voce di Dio. Quindi la predicazione che Giovanni fa nel deserto è un invito per tutti ad uscire dalle proprie sicurezze ed arrivare in un luogo separato per ascoltare la parola di Dio.
Il personaggio attrae, infatti arrivano da lui un po’ da ogni parte. Il messaggio da ascoltare con attenzione nel deserto è il tema della conversione. E’ il tema che ricorre molto spesso in questo tempo di Avvento perché la conversione è la condizione per ritornarci al Padre e al prossimo. Questo ritorno al Padre è necessario perché il Regno dei cieli è vicino. Gesù nella sua predicazione dirà che il Regno dei cieli è in mezzo a voi. Questo vuol dire che con il suo arrivo l’adesione alla sua persona è ciò farà la differenza. La nostra conversione non è verso una dottrina per quanto bella possa essere ma verso una persona, la persona del Cristo.
Da Giovanni arrivano un po’ tutti e non risparmia nessuno: chiama addirittura Razza di vipere i farisei e gli sadducei. La vipera, nel mondo biblico è simbolo della ostinazione nel male e quindi l’invito di Giovanni è per una conversione radicale della vita. Lo stile della sua predicazione è quella propria dei profeti, un linguaggio duro che incute timore. Ma ciò che conta è questo invito a tornare dal Padre lasciandoci dietro le nostre strade.
Giovanni non solo predica la conversione, ma rivela con umiltà e semplicità anche la sua missione. Colui che viene dietro a lui è più grande di lui e non si ritiene degno di fargli neanche un servizio da schiavo: portargli i sandali. Continua ad esortare i discepoli di ogni tempo a mettere al primo posto Dio e non loro stessi. Perché come Giovanni, anche noi, siamo chiamati ad indicare agli altri la presenza di Dio.
Avremo modo di stare ancora alla scuola di Giovanni, ma già questa domenica lui ci indica la direzione da prendere in questo cammino di Avvento: bisogna preparare le vie al Signore che viene. Il nostro cuore è il luogo privilegiato dove Dio vuol nascere e il tempo di Avvento ci da l’occasione buona per prepararlo.
Chiediamo oggi l’intercessione del Battista perché possiamo essere capaci di accogliere il messaggio di salvezza che Dio ci porta continuamente e diventare sempre più e sempre meglio testimoni del suo amore in questo mondo.
Buona continuazione di questo cammino di Avvento a tutti!

P. Sabu

XXXI° DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

gesu_zaccheoUn uomo piccolo che voleva ma non poteva vedere Gesù stando in mezzo alla folla, ma il vero impedimento sicuramente non era la sua statura o comunque non quella materiale. Era un uomo ricco e capo dei pubblicani. I pubblicani venivano considerati peccatori pubblici e il popolo d’Israele si guardava bene di non immischiarsi con loro e li teneva a debita distanza. La ricchezza, per la logica del Vangelo, poteva essere un impedimento per far parte del Regno dei cieli. La nota positiva? Il suo desiderio di vedere Gesù. Forse ne aveva sentito parlare, forse dentro di sé si sentiva inquieto e comunque questo suo desiderio lo premia.

Zaccheo  cerca di superare i suoi limiti per vedere Gesù: corre e sale sull’albero di sicomoro. Dice Sant’Ambrogio: “Zaccheo sull’albero è il frutto nuovo della nuova stagione”. Un frutto che è opera di Dio conseguenza dell’accoglienza della salvezza portata da Cristo.

Anche quando sale sull’albero forse non pensa ancora di incontrarsi con Gesù: voleva solo vederlo. Il sicomoro è un albero con le foglie molto fitte per cui Zaccheo poteva nascondersi senza farsi vedere né da Gesù né dagli altri. Anche perché questo uomo, noto per la società, nascosto dietro le foglie del sicomoro avrebbe creato scena ridicola. Ma dove l’uomo vede il male, Dio vede il positivo e non nega il suo perdono a nessuno.

Ecco Gesù che si ferma sotto l’albero e dice a Zaccheo di scendere subito perché doveva fermarsi a casa sua. Uno che voleva solamente vedere Gesù ha addirittura la possibilità di averlo come ospite. Qui inizia il cammino di conversione di Zaccheo: il fatto che Dio non aspetti la conversione del peccatore per perdonarlo è una logica che scombussola le nostre valutazioni sulle persone. L’azione di Dio precede l’azione umana e anche per Zaccheo il perdono precede la conversione.

Ma come conseguenza del perdono c’è la conversione: la decisione di dare la metà dei suoi averi ai poveri e di dare quattro volte tanto a quelli che aveva frodato è il segno che Zaccheo aveva capito la lezione. Se prima pensava al guadagno personale ed egoistico, ora l’attenzione è puntata sulla giustizia e sulla condivisione. E’ sempre una conseguenza dell’accoglienza del perdono di Dio.

Questo racconto ci insegna che per Dio non esistono casi perduti: se l’uomo giudica altri uomini come peccatori, agli occhi di Dio sono sempre persone umane che hanno possibilità di conversione. Quindi l’invito è a non disperarsi mai: abbiamo un Dio che ci perdona ancor prima che noi produciamo frutti di conversione nella nostra vita e forse anche il nostro desiderio di conversione è opera sua.

Bisogna coltivare sempre il desiderio di incontrarci con Dio e fare di tutto per superare i limiti che impediscono questo incontro. Cerchiamo di essere fiduciosi perché il nostro non è un Dio che si scandalizza di fronte ai nostri peccati, ma ci precede sempre con il suo perdono. Che Zaccheo diventi un modello di cammino per ciascuno di noi e che la grazia del Signore ci faccia capire che l’amore di Dio che perdona ci darà nuove forze per il nostro cammino e ci illuminerà la strada con la luce del suo spirito.

Buona domenica a tutti!

P. Sabu