XXXI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

gesu_zaccheoUn uomo piccolo che voleva ma non poteva vedere Gesù stando in mezzo alla folla, ma il vero impedimento sicuramente non era la sua statura o comunque non quella materiale. Era un uomo ricco e capo dei pubblicani. I pubblicani venivano considerati peccatori pubblici e il popolo d’Israele si guardava bene di non immischiarsi con loro e li teneva a debita distanza. La ricchezza, per la logica del Vangelo, poteva essere un impedimento per far parte del Regno dei cieli. La nota positiva? Il suo desiderio di vedere Gesù. Forse ne aveva sentito parlare, forse dentro di sé si sentiva inquieto e comunque questo suo desiderio lo premia.

Zaccheo  cerca di superare i suoi limiti per vedere Gesù: corre e sale sull’albero di sicomoro. Dice Sant’Ambrogio: “Zaccheo sull’albero è il frutto nuovo della nuova stagione”. Un frutto che è opera di Dio conseguenza dell’accoglienza della salvezza portata da Cristo.

Anche quando sale sull’albero forse non pensa ancora di incontrarsi con Gesù: voleva solo vederlo. Il sicomoro è un albero con le foglie molto fitte per cui Zaccheo poteva nascondersi senza farsi vedere né da Gesù né dagli altri. Anche perché questo uomo, noto per la società, nascosto dietro le foglie del sicomoro avrebbe creato scena ridicola. Ma dove l’uomo vede il male, Dio vede il positivo e non nega il suo perdono a nessuno.

Ecco Gesù che si ferma sotto l’albero e dice a Zaccheo di scendere subito perché doveva fermarsi a casa sua. Uno che voleva solamente vedere Gesù ha addirittura la possibilità di averlo come ospite. Qui inizia il cammino di conversione di Zaccheo: il fatto che Dio non aspetti la conversione del peccatore per perdonarlo è una logica che scombussola le nostre valutazioni sulle persone. L’azione di Dio precede l’azione umana e anche per Zaccheo il perdono precede la conversione.

Ma come conseguenza del perdono c’è la conversione: la decisione di dare la metà dei suoi averi ai poveri e di dare quattro volte tanto a quelli che aveva frodato è il segno che Zaccheo aveva capito la lezione. Se prima pensava al guadagno personale ed egoistico, ora l’attenzione è puntata sulla giustizia e sulla condivisione. E’ sempre una conseguenza dell’accoglienza del perdono di Dio.

Questo racconto ci insegna che per Dio non esistono casi perduti: se l’uomo giudica altri uomini come peccatori, agli occhi di Dio sono sempre persone umane che hanno possibilità di conversione. Quindi l’invito è a non disperarsi mai: abbiamo un Dio che ci perdona ancor prima che noi produciamo frutti di conversione nella nostra vita e forse anche il nostro desiderio di conversione è opera sua.

Bisogna coltivare sempre il desiderio di incontrarci con Dio e fare di tutto per superare i limiti che impediscono questo incontro. Cerchiamo di essere fiduciosi perché il nostro non è un Dio che si scandalizza di fronte ai nostri peccati, ma ci precede sempre con il suo perdono. Che Zaccheo diventi un modello di cammino per ciascuno di noi e che la grazia del Signore ci faccia capire che l’amore di Dio che perdona ci darà nuove forze per il nostro cammino e ci illuminerà la strada con la luce del suo spirito.

Buona domenica a tutti!

P. Sabu